Origini di Baiano

Comune di BaianoIncerte sono le origini del nome Baiano; per alcuni deriverebbe da “praedium Vallejanum ( villa di Valleo), oppure da praedium Badianum. Probabile che il nome tragga origine dai Valleo, famiglia ‘abellana’ in età romana, poiché nello stemma del comune compare la lettera V, sormontata da una corona turrita simbolo dei comuni, che poteva indicare questo nobile cittadino. O semplicemente poteva rappresentare il simbolo della vittoria. Esso inquadra un cervo, l’animale che ricorda le cacce signorili e che simboleggia la nobiltà antica.
Di origini antichissime, Baiano mostra tracce di presenza umana sin dall’età neolitica. Risalente all’età del ferro (VIII-VII secolo a.c.) è una necropoli con tombe a fossa rinvenuta in corrispondenza della località Cava sul confine con il comune di Avella. Durante la Guerra Sociale questo casale fu conquistato da Silla che lo assegnò alla 47° Legione Romana e vi fece affluire i suoi veterani formando con essi una colonia; i campi, già degli avellani, furono dati ai coloni sillani che chiamarono le loro famiglie(82-80 a.c.)
Nell’anno 79 a.c. Baiano fu saccheggiata dall’esercito di Spartaco, e successivamente, a seguito della vittoria ad Azio nel 32 a.c. ,Ottaviano Augusto avviò una politica basata sul ripopolamento delle campagne, ed è per questo che alcune famiglie romane si mossero,ancora una volta, in direzione di luoghi nel contado per prendervi stabile dimora, attraverso la costruzione di ville prediali.
Nell’ager abellanus dette ville furono: Badianum, Serenianum, Munianum, Lyctus.
Le ville prediali sono un complesso organico ben articolato, caratterizzato dalla presenza di un grande cortile, un pozzo centrale, costruzioni adibite a stalle e a depositi di prodotti agricoli,mentre nella parte posteriore, ritroviamo quei locali destinati all’abitazione del nucleo familiare.
Ancora oggi è possibile notare che il nucleo rurale e antico di Baiano è costituito dal quartiere denominato “i Vesuni”. Il nome di questo quartiere deriva forse dall’ubicazione di un tempio dedicato alla dea Vesuna, che sarebbe stato costruito nell’area della villa prediale o nelle sue immediate vicinanze. La dea Vesuna era la protettrice del raccolto e della fertilità.
Secondo altri, “Vesuni” si riferisce a certi rimarchevoli volti; ( visoni = grandi visi) ancora leggibili sullo scudo posto sulla chiave di volta proprio nel portone d’ingresso del Palazzo Picciocchi di via S. Giacomo. Il cuore dei vesuni veniva chiamato “O’Catafalco”, ossia la zona d’incrocio tra le odierne via Nicola Litto e via Croce.
Ritornando ai nostri cenni storici, nella divisione amministrativa della penisola italiana voluta da Augusto, Baiano fu assegnata alla tribù Galeria e seguì le vicende della vicina Avella.
Caduto l’impero romano questo nucleo abitato fu saccheggiato dai Goti di Alarico (405 d.c.) e dai Vandali di Genserico ( 451 d.c.). Insieme ad Avella nel 589 d.c. entrò a far parte del ducato di Benevento, retto dal longobardo Autari. Dopo nuove invasioni barbariche,(prima i saraceni e poi gli ungari), il casale passò al principato di Salerno e nel 1075 fu aggregato al principato normanno.
La prima citazione scritta sul borgo di Baiano risale ad un documento del 1129 e sappiamo inoltre che, dal XII secolo e fino a tutto il XIV secolo fu la sede di una comunità di monaci benedettini dell’Abbazia di Montevergine. Il casale di Baiano viene citato in ‘ privilegi ‘ di Papa Celestino nel 1197, di Papa Innocenzo III nel 1203 e di Papa Urbano IV nel 1264. Bisogna ricordare che dopo l’invasione normanna passò sotto il controllo degli Svevi, Federico II lo rese un casale; ovvero un nucleo formato dall’unione di piccoli gruppi di case di campagna, dove i miseri che vi abitavano vivevano solo di stenti. Sorgono in questo periodo abitazioni che furono pertinenza di Avella: è il primo nucleo di case rurali intorno alla villa prediale e Baiano, pur continuando a dipendere dalla baronia di Avella, acquista una sua identità e nei documenti viene menzionato separatamente; tutto ciò è da collegare a quel clima di tensione venutosi a creare tra i nobili e gli abitanti dei casali.
Nel 1371, in piena età Angioina, la regina Giovanna I donò i territori di Baiano e Avella al conte di S. Angelo dei Lombardi Nicola Jamilla, la cui famiglia ne ebbe il possesso fino al 1431, anno in cui furono donati dalla regina Giovanna II a Ser Giovanni Caracciolo.
Quest’ ultimo li concesse alla sorella Isabella dalla quale, per il suo matrimonio con Raimondo, il feudo di Baiano passò alla famiglia degli Orsini. Verso il Quattrocento lo storico Ambrogio Leone,
nella sua opera “De Nola Patria”, fornisce informazioni religiose su Baiano appartenente con Lauro e Avella, alla città di Nola per diritto ecclesiastico.
Quindi i Signori di Avella sono anche i Signori di Baiano, da Arnaldo normanno dei primi anni del mille a Nicola Jamvilla, agli Angioni e a Enrico Orsini conte di Nola, che nel 1510 creò la Bagliva di Baiano, ufficio finanziario, amministrativo e giurisdizionale, ponendo le basi dell’autonomia; poi la donò, per ricompensare i servizi prestati, a Tommaso Mastrilli, nobile di Nola.
La terra di Baiano fu amministrata da tale famiglia fino al 1594, per poi essere venduta ad Ottaviano Cattaneo. Nel 1605 il feudo di Baiano, grazie al decreto reale del 9.9.1605 passò alla Baronia di Avella, retta da Don Giovanni Andrea Doria .
Il 17°secolo fu ricordato dalle popolazioni del territorio come quello più catastrofico a causa del susseguirsi di epidemie e pestilenze che decimarono gli abitanti; soltanto nei primi anni del 18°sec i paesi iniziarono nuovamente a ripopolarsi, grazie all’accoglimento di fuoriusciti dal Regno di Napoli. Alla fine del 18°sec Baiano si presentava ancora sotto il dominio della casa dei Doria; e poi sotto Maria Giovanna, moglie di Francesco Sforza Visconti marchese di Caravaggio, si ebbe il primo importante provvedimento che portò all’abolizione della feudalità. Questo periodo deve essere ricordato per la vita religiosa e per l’arrivo, nel 1700 di Sant’ Alfonso de’ Liguori, che visitò la chiesa medievale di Santa Croce. La visita del santo risvegliò il fervore religioso della popolazione, che verso la fine dello stesso anno, volle ristrutturare la cinquecentesca Cappella di Gesù e Maria posta sull’omonima collina. Il territorio di Baiano divenne autonomo tra la fine del XVII e il principio del XVIII secolo e nel 1726, con un decreto reale, Baiano ottenne l’ uso civico del Bosco di Arciano e nel 1756 l’apertura della strada Nazionale delle Puglie, che rappresentò per il paese un altro piccolo passo verso l’emancipazione da Avella.
La tanto attesa autonomia comunale si ebbe agli inizi dell’Ottocento; ma, con l’emanazione della legge antifeudale del 1806 e con la conseguente spartizione dei beni baronali, da assegnare come proprietà ai singoli comuni, nacquero aspri contrasti. La Commissione Feudale attribuì a Baiano la proprietà di Arciano, Santo, Campino, Carbonara e Torone, e fu grazie all’assegnazione di tutti questi territori che Baiano potette crescere d’importanza, entrando a far parte della provincia di Terra di Lavoro; successivamente, dopo l’unità d’Italia, fu assegnata alla provincia di Avellino per compensazione. In quel periodo il paese fu interessato dal fenomeno del brigantaggio che si diffuse soprattutto negli anni che vanno dal 1861 al 1865. I briganti si riunivano in bande, guidate da vari personaggi più o meno spietati, che seminavano il terrore tra le persone, uccidendo e rubando indiscriminatamente; tra i capibanda si ricordano i nomi di Giuseppe Lauria, Francesco Abbate, Cipriano La Gala e Nicola Picciocchi, ucciso quest’ultimo, durante uno scontro con le milizie cittadine.
Durante il 19° sec Baiano andò incontro ad un forte incremento demografico, divenendo la cittadina più popolosa della zona, e questo grazie anche alla costruzione della ferrovia Napoli – Baiano, inaugurata l’11luglio del 1885.
Malgrado i notevoli passi avanti, il paese andò incontro al fenomeno dell’emigrazione manifestatosi in particolar modo negli anni che andarono dal 1860 al 1866 e quelli che vanno dal 1887 al 1914. Durante la seconda guerra mondiale e precisamente il 18 settembre del 1943 Baiano fu bombardata dagli aerei alleati, che sganciarono sul paese numerose bombe; la popolazione, atterrita e sconvolta per la paura di altre incursioni, si rifugiò tra le montagne di Avella e di Quadrelle, come in passato avevano fatto gli antenati, in situazioni di pericolo.
Ai principi d’ottobre, soldati americani provenienti da Monteforte e da Summonte, annunciarono la fine della guerra. Finalmente Baiano fu libera dall’incubo bellico e per un lungo periodo visse momenti di buona serenità.
Ma tutta questa tranquillità non durò tantissimo, infatti, tutta l’Irpinia fu sconvolta dal tremendo terremoto del 23 novembre del 1980 e Baiano anche da quello dell’11 febbraio del 1981, il cui epicentro fu registrato proprio nel territorio comunale.
Fu danneggiato in particolar modo il centro storico e fu compromessa la stabilità della chiesa dei SS. Apostoli, dove crollò il soffitto dell’annessa congrega portando alla distruzione di un antichissimo organo e di un coro ligneo. Il terremoto non risparmiò nemmeno il santuario di Santo Stefano Protomartire, che rimase per lungo tempo inaccessibile.
Attualmente la cittadina di Baiano, dopo essere stata per molto tempo sede della Comunità Montana “Vallo di Lauro e Baianese”, lo è del comando di stazione della Guardia di Finanza, del Corpo Forestale dello Stato e della Tenenza dei Carabinieri.